MUSEO VIRTUALE ASTRATTISMO E ARCHITETTURA RAZIONALISTA COMO

EDICOLA FUNERARIA PER DOMENICO ORTELLI

Giuseppe Terragni (con A. Terragni)

Opera

La tomba per Domenico Ortelli del 1929, inserita in una sequenza perimetrale nel primo cortile del Cimitero di Cernobbio, rappresenta l’inizio di una ricerca che vedrà coinvolto Terragni per circa dieci anni negli incarichi per edilizia funeraria, fino al progetto della cappella Mambretti.
L’inclusione di due cellule spaziali distinte, l’una dentro l’altra, diventa un tema fondamentale nella costruzione delle edicole: la cellula più interna, illuminata con luce zenitale, rappresenta il rapporto tra la morte – cellula interna, nell’ascesa verso la resurrezione – e la vita, che all’esterno osserva il mistero della propria fine (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 331).
La tomba progettata rappresenta dal punto di vista formale, tipologico e volumetrico un esempio di risoluzione classica dell’edicola funeraria, anche se (come del resto in tutte le opere di Terragni) compaiono aspetti innovativi, sia per quanto riguarda l’illuminazione zenitale, sia per la ricerca di un ruolo cromatico dell’arredo e della simbologia liturgica (Fosso, Mantero, 87).
La tomba, di forma tradizionale a basilica con abside semicircolare, presenta il particolare contrasto tra luce e ombre (vita e morte) sottolineato dalla ricerca religiosa dello stesso Terragni. La scelta di un impianto classico, coevo ad altri progetti di edicole realizzate negli stessi anni, deriva dalla direttiva emanata dalla Commissione Pontificia d’Arte Sacra, che discriminava la modernità a favore di soluzioni classiche e massimo novecentiste (Zevi, 52).
Il tema della figura esedra-abside è comune sia all’edicola dell’Ortelli, sia alle edicole realizzate per Leonardo Pirovano e Gianni Stecchini: i temi dell’abside tonda e quadra vengono declinati in un’unica aula, con la successiva sovrapposizione dell’abside tonda, illuminata dall’alto, all’abside quadra (Novati, Pezzola, 99).
L’interno viene impreziosito da marmi pregiati e, secondo lo stile novecentista, le pareti e il soffitto vengono percorsi da tagli efficaci che fanno penetrare la luce (Marcianò, 44). La lapide tombale con l’iscrizione “Domenico Ortelli 19-51862/3-6-1929” presenta un basso-rilievo in marmo bianco di Vitaliano Marchini; le pareti laterali sono in marmo di Musso il pavimento in marmo nero di Varenna; la copertura prevede una lastra di onice e un lucernario dai quali penetra la luce. La porta di ingresso è in cristallo posizionato su telaio metallico (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 332).
Oggi la tomba, prima del lato sinistro del primo cortile del cimitero, appartiene alla famiglia Pozzi-Simeoni (Novati, Pezzola, 99) a seguito della cessione al Comune da parte dei figli di Domenico Ortelli – Oscar, Ugo ed Elio trasferitisi in Argentina – nel settembre 1973. La famiglia Pozzi-Simeoni ha successivamente apportato delle modifiche che non sconvolgono il progetto iniziale di Terragni: lastre di granito rosso sono state sovrapposte al marmo nero di Varenna e la porta di ingresso, sormontata da un arco a tutto sesto, porta la scritta Pozzi-Simeoni (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 333).

Scritto redatto sulla base di:

CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
FOSSO, Mario, MANTERO, Enrico, Giuseppe Terragni 1904-1943, Como: Cesare Nani, 1982
MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987
NOVATI, Alberto, PEZZOLA, Aurelio, Il mutevole permanere dell’antico: Giuseppe Terragni e gli architetti del Razionalismo Comasco, con testi di TORRICELLI Angelo et al., cura dei testi e bibliografia MONTORFANO Giancarlo, prefazione di PONTIGGIA Elena, Boves: Araba Fenice, 2012
ZEVI, Bruno (a cura di), Giuseppe Terragni, Bologna: Zanichelli, 1980

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