MONUMENTO A ROBERTO SARFATTI SUL COL D'ECHELE

località Stoccaredo, Altipiano di Asiago, Vicenza, 1934-1935

Giuseppe Terragni


OPERA

Nel 1934, Margherita Sarfatti affida a Terragni, che conosce fin dalla Mostra del Novecento del 1929, il compito di redigere il progetto che vede come oggetto la realizzazione di un Monumento in ricordo del figlio, Roberto Sarfatti, deceduto durante la conquista del Col d'Echele, azione per la quale gli verrà conferita la Medaglia d'Oro al valor militare nel 1925 (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 445).
Il Monumento realizzato da Terragni in ricordo di Roberto Sarfatti è rappresentato da "un grande masso" scavato da una scala che sale e scende verso il paesaggio, percorribile, temporalizzato (Fosso, Mantero, 121; Marcianò, 136), a rappresentazione di un'ipotetica salita e conquista del colle e del paesaggio.
Novati e Pezzola sottolineano come alcune figure architettoniche classiche tornano nella costruzione del Monumento, tra le quali la crociera, la sequenza porta - scala - recinto - altare, l'impianto basilicale e l'idea di basamenti - terrazzamenti. Riferimenti come l'Ara Pacis Augustae e la cappella Bianca di Karnak, inserite in crociera che ne determina l'orientamento, vengono ripresi all'interno della costruzione spaziale del Monumento per Roberto Sarfatti e sono oggetto anche della realizzazione del basamento del Monumento ai Caduti di Como (Novati, Pezzola, 93).
Diverse sono le proposte di progetto che si susseguono prima della presentazione di quella finale: Terragni svolge una ricerca approfondita rispetto al tema del monumento percorribile piuttosto che di un monumento chiuso, con l'idea di costruire un monumento che contribuisca a costruire il paesaggio (Fosso, Mantero, 121).
Secondo Zevi, lo schizzo iniziale del progetto per il Monumento rappresenta vigore espressionista, in cui lastre di granito bianco di Alzo si sovrappongono, "danzano" nello spazio, con l'idea di creare un volume e al tempo stesso di scomporlo il setti bidimensionali sulla scia del Movimento De Stijl. L'immagine che ne deriva è dinamica e stupefacente. Non uguale la critica avanzata per la seconda ipotesi, dove Zevi sottolinea come l'oggetto si sia ridotto a uno schema assiale di "oggetto" posato nel paesaggio, che perde quindi lo slancio estroverso. Per Zevi il progetto realizzato appare povero, modesto, riduttivo ai minimi termini nell'impianto (Zevi, 138).
La riduzione da parte di Terragni sembra però legata ad altri fattori: così come riportato da Ciucci, diverse sono le problematiche che Terragni deve affrontare, dal cantiere alla sua assenza per via di altri progetti che lo vedono coinvolto e tra queste anche quella economica, che porterà alla semplificazione del progetto. "Occorre perciò lavorare per 'via di levare' e puntare sul cuore dell'idea: una scalinata stretta tra due muri che sale verso il monolite cubico, questa volta libero nello spazio, serrato dietro da un muretto trasversale che chiude la figura" (Ciucci, Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, 447).
Il Monumento, dapprima pensato in granito bianco di Alzo, viene poi eseguito in pietra bianca di Asiago, pietra dura del luogo, trattata a conci da spacco di cava, mentre il monolite centrale (realizzato poi dalla ditta Lusiana in due blocchi distinti per la difficoltà di trasporto) con le inserzioni riferite a Roberto Sarfatti, viene levigato.
Anche Ada Francesca Marcianò sottolinea questo passaggio di studio dai primi esempi alla realizzazione: una perdita di dinamismo che porta alla realizzazione di un monumento monocorde di blocchi di pietra, che evidenzia però la ricerca di Terragni "contro la monumentalità e per architetture comunque fruibili" (Marcianò, 136).
Il monumento venne ultimato il 23 settembre 1935 a seguito di ritardi di cantiere.
Nel 1996, a cura dell'Associazione alpini, il Monumento è stato ripulito e sul monolite è stato apporto un ritratto di Roberto Sarfatti.

Scritto redatto sulla base di:

  • CIUCCI, Giorgio (a cura di), Giuseppe Terragni: opera completa, (con Triennale di Milano, Centro studi G. Terragni, Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio), Milano: Electa, 1996
  • FOSSO, Mario, MANTERO, Enrico, Giuseppe Terragni 1904-1943, Como: Cesare Nani, 1982
  • MARCIANÒ, Ada Francesca, Giuseppe Terragni opera completa 1925-1943, Roma: Officina, 1987
  • NOVATI, Alberto, PEZZOLA, Aurelio, Il mutevole permanere dell'antico: Giuseppe Terragni e gli architetti del Razionalismo Comasco, con testi di TORRICELLI Angelo et al., cura dei testi e bibliografia MONTORFANO Giancarlo, prefazione di PONTIGGIA Elena, Boves: Araba Fenice, 2012
  • ZEVI, Bruno (a cura di), Giuseppe Terragni, Bologna: Zanichelli, 1980
  • Rassegna, IV, n°11, settembre 1982
  • http://archivio.archphoto.it/2003/09/23/filippo-forzato_terragni-e-il-monumento-sarfatti/

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