TRE CASE PER ARTISTI DELL'ACCADEMIA DI BRERA SULL'ISOLA COMACINA E ARREDI INTERNI

Isola Comacina, Como, 1933-1940

Pietro Lingeri


OPERA

Le tre case per artisti realizzate da Lingeri sull'Isola Comacina hanno una lunga storia alle spalle che parte dal 1917 quando l'isola Comacina venne lasciata dal proprietario Augusto Giuseppe Caprani al re Alberto I del Belgio che a sua volta la donò allo stato italiano.
“Grazie all'interessamento di Giovanni Beltrami, allora presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera, il possedimento fu affidato alla istituzione milanese con l'impegno a realizzarvi una colonia di vacanze per artisti italiani e belgi.
Nel 1921 fu bandito un concorso per un piano regolatore dell'isola; fra i requisiti illustrati, abitazioni da destinare ad artisti, una sede amministrativa idonea a divenire galleria per mostre d'arte industriale, riunioni e ricevimenti, ed un piccolo ristorante con albergo.
Cinque anni più tardi, dal governo belga arrivò l'offerta alla costruzione di cinque villini, due dei quali per due anni a disposizione di due artisti italiani. Sollecitato l'"orgoglio nazionale", il ministro italiano declinò cortesemente l'offerta demandando all'Accademia la predisposizione di un progetto al quale far seguire un piano finanziario. Affidato l'incarico nel 1926 a Moretti, questi elaborò un piano alquanto schematico, ripreso ed approfondito l'anno successivo dallo stesso architetto con Frigerio e Caneva. Il progetto fu avviato con le opere preliminari, di "urbanizzazione" , alle quali presiedette lo stesso Moretti. Nel 1933 si affermò probabilmente l'intenzione di affidare a Lingeri il compito di elaborare un progetto più semplice ed economico.” (www.lombardiabeniculturali.it).
Lingeri nel 1933 effettua i primi rilievi, assieme all'ingegner Cerutti ed al geometra Cavadini, e produce una planimetria con undici casette, un albergo al centro dell'isola con annesso campo per il tennis ed una spiaggia con cabine.
“Il rigoroso riferimento all'asse eliotermico e l'omogenea distribuzione sull'isola caratterizzano l'intero sistema, diversamente da quanto previsto nella proposta di Moretti e Caneva. Inizialmente si pensò alla costruzione del solo albergo e di una casetta, ma i problemi legati al finanziamento dell'opera impedirono l'esecuzione. Nel 1935 Rino Valdameri, presidente dell'Accademia di Brera da qualche mese, presenta a Mussolini il progetto della nuova sede assieme ai progettisti. In quella occasione sarà il duce in persona a riflettere sul destino dell'isola Comacina, che potrà diventare un ideale rifugio per artisti italiani e stranieri. Valdameri farà valere l'approvazione del duce, riuscendo a sbloccare l'erogazione dei finanziamenti e a concretizzare l'operazione” (www.lombardiabeniculturali.it).
Finalmente 1938 si concretizza almeno parzialmente il piano concordato tra Rino Valdameri, presidente dell'Accademia di Brera, ed il ministro Bottai, con la costruzione di tre case-studio.
“Nell'elaborazione delle soluzioni di progetto, Pietro Lingeri attinge al modello della casa per vacanze di Le Corbusier, costruita nel 1935 a La Palmyre-Les Mathes (Charente-Maritime), località sulla costa atlantica.
Le case dell'isola, più piccole del modello francese, si sviluppano su doppia altezza, dividendo funzionalmente lo spazio tra l'abitazione e lo studio. Quest'ultimo, su due piani, è caratterizzato al livello superiore da una lunga finestra a tutta altezza, con le imposte a sezioni staccate per controllare gradualmente l'illuminazione naturale.
Una porzione più ridotta, aperta su un porticato, è destinata all'abitazione, con la sala da pranzo e la cucina a pian terreno, camera da letto, bagno e balconata al piano superiore.
Condizionato dalle restrizioni autarchiche al volgere degli anni Quaranta, Lingeri elabora un'ampia serie di disegni prospettici, con soluzioni volta a volta diverse e caratterizzate specificamente dalla integrazione degli elementi della stagione razionalista con i materiali tipici del luogo, pietra e legno su tutto. Le murature sono in pietra di Moltrasio, località del lago, in copertura sono posate lastre di ardesia.
I tagli che si aprono dagli studi verso nord sono chiusi con specchiature in vetrocemento. All'interno i pavimenti, le scalette e gli infissi sono realizzati in castagno.
La contenuta dimensione delle case induce Lingeri a prevedere sistemazioni degli interni improntate alla massima funzionalità; le soluzioni adottate generano dinamiche percettive che coinvolgono l'architettura ed integrano gli arredi in uno spazio totale.
Felice il rapporto dei fabbricati con l'intorno, perfettamente inseriti nel contesto naturalistico dell'isola, non solo per le ridotte dimensioni, o per i materiali utilizzati, ma anche per la tipologia, in tutto rispondente all'obiettivo di coinvolgere la natura nel vissuto dello spazio interno” (www.lombardiabeniculturali.it).
Le case furono utilizzate, per brevi soggiorni estivi, da artisti italiani e belgi, sino alla fine degli anni Novanta quando le case, ormai degradate, furono abbandonate.
Il progetto di restauro e conservazione "diretto dagli architetti Andrea Canziani e Rebecca Fant, viene realizzato nel 2009-10 e rende nuovamente leggibili i rapporti tra colori e materiali originari, il mantenimento dei segni della storia trascorsa e un attento inserimento di impianti connessi agli indispensabili adeguamenti funzionali, per tornare ad essere residenze d’artista per il XXI secolo" (www.isola-comacina.it).

Scritto redatto sulla base di:

  • BAGLIONE, C., SUSANI, E. (a cura di), Pietro Lingeri 1894-1968, con scritti di Avon Annalisa et. al., Milano: Electa, 2004
  • CAVADINI, Luigi, Architettura Razionalista nel territorio comasco, Provincia di Como, 2004
  • Pietro Lingeri, 1894-1968: la figura e l'opera: atti della Giornata di studio: Triennale di Milano, lunedì 28 novembre 1994, Milano: Arti grafiche G.M.C., 2005
  • www.isola-comacina.it/isola/mappa-interattiva/case-per-artisti-in-stile-razionalista/
  • www.lombardiabeniculturali.it

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